Siamo liberi o condizionati?

Siamo liberi o condizionati?

“Ci sono prigioni con barriere, ma ce ne sono di più raffinate da cui è difficile fuggire, perché non si ha la consapevolezza di essere prigionieri. Ci sono le prigioni dei nostri automatismi culturali… L’utilizzo dei mass media che in apparenza informano permette all’informazione di penetrare esclusivamente ogni giorno in una sola direzione, quella del potere verso la gente comune” (H. Laborit- La colomba assassinata)

Siamo tutti fermamente convinti che nell’osservare la realtà che ci circonda e anche quello che riguarda noi stessi, il criterio seguito è quello dell’oggettività. Nessuno si sognerebbe mai di mettere in dubbio le conoscenze che ha su di sé, su gli altri e sul mondo in generale. Già Protagora, filosofo greco del 5° secolo, aveva intuito la soggettività/ relatività di tutte le nostre conoscenze affermando: «L’uomo è la misura di tutte le cose, di quelle che sono in quanto sono, e di quelle che non sono in quanto non sono».

È stata la psicologia, a partire dagli anni ’70, attraverso esperimenti e osservazioni, che ha messo in discussione la “presunta” oggettività, perché il criterio che usiamo nel valutare noi stessi e gli altri è condizionato dal nostro vissuto che è costituito dalle esperienze, credenze, convinzioni e concezioni acquisite nel corso della nostra vita e che si depositano nella nostra memoria e nel nostro inconscio.

Ciò significa che qualche millesimo prima di decidere con la mente, si attiva il nostro inconscio e quindi noi non scegliamo deliberatamente, ma giustifichiamo; non agiamo, ma reagiamo, non viviamo la nostra vita, ma interpretiamo la parte che ci ha permesso di essere “Visti”.

Forse è giunto il momento in cui cominciamo a mettere in dubbio tutte le infinite sciocchezze che ci siamo e ci hanno raccontato su noi stessi e sugli altri.

Noi non siamo quello che vorremmo essere, non siamo le “emozioni” che proviamo. Noi siamo quello che facciamo concretamente quando ci arrabbiamo o perdiamo la cosiddetta santa pazienza.

Solo la consapevolezza  di ciò può dare inizio ad un serio lavoro per la realizzazione del detto dell’oracolo di Delfi “Oh uomo, conosci te stesso e conoscerai l’Universo e gli Dei”.

Conoscere sé stessi significa quindi, scoprire il senso dell’esistenza che non è certo quello di vivere nella nostra solitudine, frugando nel nostro io, cercando di accontentarlo, ma di accorgerci anche degli altri che ci vivono accanto per sostenerci a vicenda nel difficile e misterioso cammino della vita.

 

One Comment
  1. Pensiamo di essere liberi, ma siamo talmente condizionati dalle informazioni che ci arrivano dai mass media, che neppure ce ne accorgiamo. Siamo talmente presi a soddisfare i ns. bisogni effimeri che la società dei consumi ci propone come necessari, che abbiamo anche perso lo spirito critico. Vediamo le cose da un piccolo angolo e siamo convinti di possedere la verità. Solo una riflessione attenta può mettere in dubbio tutte le ns. certezze e quante cose scopriremo che ci sono state trasmesse e non ci siamo mai presi la responsabilità di verificarle. Forse, ci facevano comodo così! Andiamo avanti in una certa direzione perché la società ci spinge da quella parte. Non ci siamo mai posti se quella direzione era quella giusta. Nel mio piccolo ho scoperto che se vuoi cercare la verità, la devi cercare attraverso il dialogo, il confronto con l’altro, attraverso lo studio, la curiosità, la sete del sapere, del conoscere, senza mai stancarsi. Mi viene in mente il Mito della Caverna di Platone. Rispecchia benissimo l’attuale situazione. Altro pensiero è quello di J. J. Rousseau che dice: l’uomo è nato libero e ovunque si trova in catene. Verissimo! Solo allora puoi scoprire tante cose che pensavamo vere, ma non avevano nessun fondamento. Solo in questo modo arriviamo alla consapevolezza del ns. modo in cui stiamo vivendo. Solo allora, saremmo in grado di cambiare direzione.

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