Qual è la causa dell’interesse umano per Dio?

Qual è la causa dell’interesse umano per Dio?

“C’è un sapere su Dio che riempie intere biblioteche di teosofia e teologia. Ma c’è un altro sapere che non rivendica alcuna dimensione razionale, profondamente ancorato nel cuore, che continua sempre a cercare, insoddisfatto di ciò che ha avuto, e anch’esso appartiene a una vita di fede.”  (Parliamo dello stesso Dio? Raimon Panikkar.)

I filosofi di tutte le epoche hanno indagato la questione di Dio, e hanno anche esaminato il fatto che le convinzioni personali possono sfociare nel disaccordo e talvolta nella violenza. La domanda su Dio, (chi è, dov’era, perché?)  nonostante le tante risposte date dai filosofi e dai teologi, rimane lì, sempre integra nella sua originale radicalità. Consapevole che nominarlo trascina sempre con sé il pericolo di nominarlo invano, tuttavia anche il non dire nulla diviene una fuga invano. Dio non lo vediamo quando ci mettiamo in preghiera per vederlo, quando lo accusiamo, lo interroghiamo o giudichiamo.

Al mondo esistono tante religioni, questo dimostra che in tutto il mondo e in tutti i tempi gli uomini hanno avuto sempre interesse per Dio. Il mio scopo non è quello di dimostrare quale sia la religione che professa la verità. Questo tentativo ha causato le guerre di religione e continua ancora a produrre divisioni e violenze. Non è neanche mia intenzione esaminare le diverse credenze religiose allo scopo di dimostrarne la superiorità di alcune sulle altre. La domanda su Dio implica soprattutto la domanda sull’uomo perché la risposta che si dà all’idea di Dio guida necessariamente il senso che ogni essere umano dà alla propria vita. D’altronde, ancora oggi, in una fase di desacralizzazione della nostra società, Dio non è scomparso del tutto, sebbene, forse, abbia cambiato nome.

Qual è stata la mia causa dell’interesse per Dio?

(ovvero la mia travagliata storia di conversione)

Non ho più frequentato la chiesa cattolica, dove sono nata e formata dal punto di vista religioso, vivendo in orfanotrofio, perché ad un certo punto, per alcune vicende famigliari, sono entrata in crisi (avevo meno di 40 anni !!) In quel periodo il Dio onnipotente, che mi era stato predicato e in cui avevo creduto, era lontano dalla mia sofferenza psicologica o meglio io lo percepivo assente.

In quel periodo ho incontrato delle persone che mi hanno parlato del Dio d’amore e vivente e che sono state vicino a me e alla mia famiglia e quindi mi sono innamorata di questo Dio che si era manifestato in Gesù. Erano persone che non appartenevano ad alcuna confessione religiosa: si proclamavano cristiani.

A distanza di un anno dalla mia “travagliata storia di conversione”, ci siamo dovuti trasferire in Lombardia e qui ho cercato delle chiese dove potessi “crescere in questa nuova fede”. Per alcune circostanze misteriose, ho incontrato delle persone che  appartenevano ad una chiesa evangelica che decisi di frequentare. Per farla breve e per capire meglio questa religione, data la mia deformazione professionale, ho voluto approfondirne la storia.

Studio della storia del cristianesimo

Questo è un lavoro che ho portato avanti per molti anni e più studiavo, più mi rendevo conto che la maggioranza degli scismi e delle divisioni erano dovuti alla interpretazione della dottrina che ogni confessione religiosa aveva la pretesa di sostenere la verità unica della propria. A ben riflettere, forse questa tendenza all’esclusivismo della propria dottrina nasce dalla stessa bibbia. Infatti il popolo giudaico dell’Antico Testamento aveva e ha ancora la convinzione di essere il “Popolo Eletto”. Questo concetto è portante in tutto l’Antico Testamento. Poi nasce la chiesa cattolica apostolica romana e il Concilio di Firenze del 1452 (i protestanti non esistevano ancora) dichiara “di credere fermamente che nessuno di coloro che si trovano fuori dalla Chiesa cattolica, non solo i pagani, ma anche i giudei, gli eretici e gli scismatici potranno partecipare alla vita eterna”. “Fuori dalla Chiesa non c’è salvezza”, si diceva. Dall’altra parte avveniva la stessa cosa: infatti, le chiese formatesi dagli scismi, presero il nome di chiese “ortodosse”. In ambito protestante la visione esclusivista assume una formulazione diversa: “Sola fede, Sola grazia, Sola scrittura”; anche fuori da queste non c’è salvezza. Anche oggi molte Chiese Cristiane Evangeliche hanno una visione esclusivista, un concetto in cui solo i membri della propria Chiesa sono salvati. Quindi le persone di altre chiese, in primis quella cattolica e poi anche ortodossa, per non parlare delle altre religioni non si salveranno.

   Alcune domande su Dio

  • Perché Dio limitò per migliaia di secoli il suo rapporto con gli esseri umani dentro il confine del mondo ebraico?
  • Come è possibile che solo quello che c’è scritto nella Bibbia è parola di Dio e quindi è da dedurre che Dio non parli più?
  • Se c’è un solo Dio perché esistono tante religioni?
  • È accettabile pensare che Dio abbia potuto lasciare un’immensa parte dell’umanità abbandonata, senza “andarle incontro”?
  • Come mai dopo 20 secoli in cui il cristianesimo si è diffuso in tutto il mondo, ancora il mondo non si è convertito?
  • Quale immagine di Cristo è stata trasmessa attraverso i comportamenti dei cosiddetti cristiani?

Lascio tutte queste domande e questi dubbi in sospeso. Non mi appagano le risposte che non sono credibili e accettabili con la ragione. Dio mi protegga dall’uomo che ha delle risposte da offrire.

La cosa sorprendente è che, accanto ai vari dubbi che nascevano dallo studio, mi andavo sempre più innamorando del messaggio “inascoltato” e “inattuato” del vangelo che è un messaggio di liberazione da ogni forma di dominio e di amore per gli ultimi e non mi interessavano più le questioni dottrinali. In tanti episodi della bibbia scoprivo dei significati filosofico/esistenziali che andavano ben oltre la semplice interpretazione letterale. Quindi ascoltare e accettare acriticamente tante dottrine solo perché scritte nella bibbia hanno provocato in me una profonda scissione cognitiva. Inoltre sperimentavo che, per la maggioranza di fratelli e sorelle, lo stare insieme si basava quasi sempre sulla citazione dei passi biblici, come se non si potesse stare insieme in altro modo!!!

Finalmente la scelta consapevole

Quindi, dopo aver fatto chiarezza in me, ho scelto di non frequentare più quella chiesa, con grande dispiacere perché amavo tutti dal più profondo del cuore. Purtroppo ho dovuto operare tale scelta, molto dolorosa, ma più in sintonia con la mia forma mentis.

Sono consapevole che la fede che io ho in Dio e che professo in questo momento della mia vita, mi porta a sentirmi discepola di Cristo, anche se non mi sento di appartenere ad alcuna confessione religiosa e soffro per l’assenza di una comunità che “insieme ricerca e segue”.

Insomma, io, purtroppo, attualmente, faccio fatica ad accettare che una religione abbia la verità totale, né voglio incasellare Dio in una religione o denominazione in particolare. Desidero lasciare a Dio di essere Dio, AL DI SOPRA delle diverse categorie e definizioni, sempre e solo umane, perché non si può possedere Dio, e Lui penso che si faccia incontrare da tutti coloro che lo cercano con tutto il cuore, anche se non sono cristiani.

Ho voluto raccontare il mio itinerario spirituale ricco di dubbi, di ricerca di senso della vita, di cuore inquieto e pensante. Devo confessare la mia difficoltà a trovare nella chiesa, sia quella cattolica, sia quelle evangeliche, forse con qualche rara eccezione, qualcuno che riuscisse a capire la mia inquietudine perché non trovavo altri interlocutori che, come me, si facessero le stesse domande, anzi trovavo sempre delle risposte catechizzate, certezze assolute di come agisce Dio. Non sono mai riuscita ad entrare in contatto con spiriti riflessivi e affamati di domande di senso sulla tragicità del proprio destino umano, sulla sofferenza, fragilità e precarietà della vita. Ecco perché ho iniziato il viaggio da sola alla ricerca di testi che potessero soddisfare la mia voglia di trovare qualche risposta sensata…e la ricerca continua….Tra i tanti testi letti, i cui autori considero miei maestri, voglio citare il contributo prezioso offertomi dal pensiero del

filosofo ebreo Martin Buber

Dio è la parola più sovraccarica di tutto il linguaggio umano. Nessun’altra è stata tanto insudiciata e lacerata. Proprio per questo non devo rinunciare ad essa. […] Intendo parlare di quell’Essere a cui si rivolge l’umanità straziata ed esultante. Certamente essi disegnano caricature e scrivono sotto ‘Dio’; si uccidono a vicenda e lo fanno ‘in nome di Dio’. Ma quando scompare ogni illusione e ogni inganno, quando gli stanno di fronte nell’oscurità più profonda e non dicono più ‘Egli, Egli’, ma sospirano ‘Tu, Tu’ e implorano ‘Tu’, intendono lo stesso essere; e quando vi aggiungono ‘Dio’, non invocano forse il vero Dio, l’unico vivente, il Dio delle creature umane?”

Secondo il filosofo, il Tu Eterno può solo essere inteso come una presenza che interpella e che chiama alla relazione. Chi è entrato in questa relazione – non chi ha capito tutto di Dio, cosa che non avverrà mai! – è in grado di offrire la sua testimonianza ed è chiamato ad offrirla proprio dall’esperienza che ha vissuto. Ecco perché Dio non può mai diventare possesso per nessuno ma solo termine di una ricerca infinita. Da questa concezione di Dio come rel-azione, incontro, scaturisce la concezione dell’uomo che diventa autenticamente umano solo nella relazione Tu-Io. Senza un Tu non può svilupparsi un Io. Se è vero che il senso della nostra venuta al mondo è il compimento della propria esistenza, questo è possibile solo con la relazione. Da essa nasce il dialogo che riposa sulla reciprocità e sulla responsabilità.

 

 

 

 

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