Perchè il libro di Giobbe può farci comprendere il dolore? (3/3)

Perchè il libro di Giobbe può farci comprendere il dolore?  (3/3)

Giobbe interroga il Creatore

Il libro di Giobbe è un capolavoro di sapienza filosofica perché l’autore/personaggio interroga il Creatore.

Memorabile la risposta di Dio perché invita Giobbe a rispondere lui, adesso, alle domande dell’Onnipotente che sono tantissime. Con stupore o sgomento possiamo constatare che manca la risposta di Dio al grido di dolore di Giobbe.

Per me è stata illuminante l’ultima risposta che Giobbe dà alla mancata risposta di Dio:

Ma allora ti conoscevo solo per sentito dire, ora invece ti ho visto con i miei occhi. Quindi ritiro quello che ho detto e mi pento, mi cospargo di polvere e cenere».

Che cosa ha visto Giobbe? Ecco il mio umile tentativo d’interpretazione che non mi consola, ma che trovo reale.

Vedere la realtà per quella che è, ci dà la responsabilità di decidere come affrontarla. La maggior parte delle interpretazioni della realtà hanno seguito lo schema causa/effetto; colpa/punizione.

Perchè Dio non spiega il dolore?

Dio, che non dà una risposta, che anzi cerca di enumerare le opere maestose della natura, è vicino al dramma dell’uomo, è come se mettesse in forse la sua onnipotenza e si stupisse del mistero della vita e della creazione.

Dopo millenni e millenni, pur avendo raggiunto un certo progresso nel campo della ricerca, della medicina e delle tecnologie, pur essendoci una rappresentazione e narrazione, nei diversi mass-media, di un mondo in cui si è felici, le sofferenze accompagnano ancora la vita degli esseri umani, di tutti.

Il libro di Giobbe è un libro che non dà una risposta alla sofferenza, ma invita ciascun lettore a vedere la propria e universale fragilità, vulnerabilità e precarietà dell’esistenza.

Il dolore è un insulto, uno schiaffo, crea sofferenza, angoscia. Il dolore, qualsiasi tipo di dolore, è sempre una perdita, una mancanza.

Nella radice etimologica del dolore ci sono i concetti di: rompere, dilaniare, spezzare.

Purtroppo, ci siamo abituati a pensare al dolore e alla sofferenza come disgrazie, sfortune, incidenti casuali. Ci hanno illuso, attraverso una narrazione di sola felicità, che tutto debba andare sempre bene, se ci impegniamo.

In sostanza, viviamo di illusioni e quindi, non vogliamo vedere la realtà così com’è con il suo carico di dolori e anche gioie.

Giobbe, invece, è onesto, non si accontenta di tutte le teorie sull’esistenza della malattia, perché egli ne fa esperienza e ci dice che il dolore esiste, i mali esistono, fanno parte della vita, non si possono scegliere quali avere.

Solo il soggetto che sta soffrendo deve trovare in sé stesso la forza di affrontare il problema e trovare, se vuole, il significato del suo dolore, che forse non c’è e che coincide con la scelta della sua reazione ad esso che è anche una scelta di vita.

 

 

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