Perché abbiamo il desiderio di festeggiare il Natale?

Perché abbiamo il desiderio di festeggiare il Natale?

Ogni anno, complice la pubblicità, iniziano i preparativi per festeggiare il Natale.

Anch’io mi ripeto: per fortuna che è stato inventato il Natale! È l’occasione per aprirsi agli altri, per riprendere i contatti, per scambiarsi i “doni”, per sorridere, insomma un tentativo che ci fa sperare che possiamo tutti essere più “buoni”.

Di solito le festività natalizie, come la maggioranza delle persone, le passo in famiglia (10/12 persone): il cenone, il pranzo, gli addobbi, i doni sotto l’albero, la tombola.

Purtroppo, ho la lucida consapevolezza che tale tradizione rappresenta un sentimento di nostalgia di amore, di bontà, di pace. In altre parole, si tratta della nostalgia dell’infanzia spensierata. È vero che quasi tutti proviamo una sensazione di pace che invita all’amore, agli auguri e saluti, agli scambi di doni.

Ma è anche vero che la ricorrenza del Natale si è ridotta a una combinazione di sentimento e conformismo alimentato dal mercato consumistico che, utilizzando la pubblicità, ha contagiato anche le chiese e APS e onlus.

Perchè non ci si sente soddisfatti?

Devo confessare che ogni anno, nel periodo di Natale, provo una profonda lacerazione interiore perché avverto in maniera chiara la scissione di mente-cuore-azione.

Desidero, pertanto sfruttare questa occasione per condividere alcune mie riflessioni che spiegano il mio conflitto interiore, nel seguire la tradizione delle festività natalizie.

Il Cristianesimo ricorda nel Natale la nascita di Gesù Cristo, figlio di Dio. Il Natale ha dunque il senso di ricordare, risvegliare nella nostra anima ciò che le è essenziale: il divino che è in ognuno di noi. Il senso vero del Natale non va cercato all’esterno ma in se stessi. Non dobbiamo dimenticare che la nascita di Gesù, come ogni nascita umana, è stata possibile grazie alla madre che ha detto sì. Dio che nasce da una donna è una provocazione, è una “stoltezza”, perché finalmente il sogno dell’uomo di diventare come Dio si può realizzare.

Facciamo fatica a credere in questo perché è più facile accettare un Dio onnipotente fuori dalla nostra vita in modo da poterlo accusare di tutte i mali che esistono anziché accettare che ogni uomo è un embrione di Dio e che la casa di Dio è solo il cuore dell’uomo.

Qual è il mistero del Natale?

Il mistero del Natale si svela infatti quando si comprende il significato profondamente spirituale – anzi, cristiano, del principio espresso da Origene: “A che ti serve, infatti, che il Cristo sia venuto un tempo nella carne, se non è venuto anche nella tua carne? Preghiamo che la sua venuta sia per noi quotidiana e che possiamo dire: – Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me (Gal 2,20)”

Purtroppo, tale principio fu condannato come eretico e attraverso altri dogmi si è affermata la separazione tra divino/umano, sacro/profano, Spirito/materia. La chiesa ha preso il monopolio del Sacro sancendo la divisione ragione-fede, scienza-religione che perdura ancora oggi e che costringe i “credenti” nelle varie pratiche di devozione: offerte, pellegrinaggi, preghiere con cui si chiedono i miracoli.

Insomma, la dottrina, i rituali, le cerimonie hanno messo nell’ombra il nucleo vitale e rivoluzionario del vero messaggio del Natale.

Sentirsi Dio dentro è farsi carico di una responsabilità che pochi sono disposti ad accettare. Meglio affidarsi al Dio dei dogmi e delle chiese.  Perché se Gesù nasce nel nostro cuore, non possiamo più essere gli stessi. Tale incontro personale implica una trasformazione radicale della propria vita e delle proprie credenze e convinzioni; implica diventare discepolo/a di Gesù e comportarsi come si è comportato Lui.

 

 

 

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