Possiamo liberarci dalle nostre catene solo se ne siamo consapevoli

Possiamo liberarci dalle nostre catene solo se ne siamo consapevoli

Quali sono le nostre catene?

La maggior parte di noi cresce imparando, anzi assorbendo come una spugna, (Maria Montessori parlava di mente assorbente fino ai 3 anni) dagli ambienti con i quali viene a contatto. L’apprendimento per imitazione, (a tal proposito i neuroni-specchio sono funzionali all’apprendimento), dunque, è un fenomeno naturale, a questo si affianca anche quello artificiale che avviene intenzionalmente e viene proposto dalle varie agenzie di formazione e istruzione.

Ma è soprattutto l’apprendimento naturale, che avviene in maniera automatica e inconsapevole, che ci plasma, ci modella guidandoci a “conformarci” agli stili di vita, alle credenze, alle convinzioni delle persone con cui condividiamo gli stessi ambienti in cui viviamo.

In questo modo, senza averne consapevolezza, noi costruiamo la nostra personalità e crediamo che i nostri modi di pensare, di parlare, di comportarci siano il prodotto delle nostre libere scelte in quanto, mai come in questo periodo della storia, godiamo della libertà, come assenza di coercizione.

Ogni tanto percepiamo la sensazione di disagio, di soffocamento, di costrizione. Spesso sottovalutiamo questi segnali e continuiamo a vivere la nostra vita attribuendone la causa a qualche evento esterno.

Ma per fortuna, per gli insondabili misteri del destino, si verifica qualche episodio che ci obbliga a interrogarci sul serio sulle cause della nostra insoddisfazione e, se siamo veramente motivati, andiamo alla ricerca di una via d’uscita. Socrate aveva capito perfettamente il detto dell’oracolo di Delfi:

“Oh uomo, conosci te stesso e conoscerai l’Universo e gli Dei”

È il primo passo della strada che porta alla consapevolezza di sé. Dipende a questo punto da noi se intraprendere o meno un vero percorso di ricerca mirato alla vera conoscenza di sé stessi.

Invece, oggi, molti interpretano questa frase come un invito a guardarsi perennemente “dentro” fino a diventare una vera e propria forma di narcisismo patologico.

“Io sono al centro del mio Universo, e gli altri mi servono per alimentare questa ricerca ossessiva. Inizio amicizie e relazioni sperando che aiutino me a stare meglio, essere felice, avere una vita più serena.”

In realtà il senso profondo del “conosci te stesso” è, piuttosto, “accorgiti dei tuoi limiti, della finitezza della tua condizione umana”.  Infatti soltanto dopo aver capito quali siano i nostri bisogni veri e quali i nostri limiti sapremo riconoscere le nostre potenzialità e, soprattutto, capire il nostro scopo nel mondo.

Conoscere sé stessi significa quindi, scoprire il senso dell’esistenza che non è certo quello di vivere nella nostra solitudine, frugando nel nostro io, cercando di accontentarlo, ma di accorgerci anche degli altri che ci vivono accanto per sostenerci a vicenda nel difficile e misterioso cammino della vita.

Iscriviti al laboratorio  “Conosci te stesso” per intraprendere un vero percorso di consapevolezza di sé.

 

 

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