La vita ai tempi del coronavirus: la filosofia ci può aiutare?

La vita ai tempi del coronavirus: la filosofia ci può aiutare?

Siamo bombardati da notizie relative al coronavirus, soprattutto da un punto di vista biologico, ma non viene preso in considerazione un altro tipo di contagio altrettanto grave: quello legato alla paura.

Ammettiamo pure che la paura è spesso presente in molti di noi. Di paure ne esistono molte: la paura di volare, quella di parlare in pubblico, di essere da soli, di essere giudicati… insomma, viviamo in un mondo in preda al panico!

Ma sicuramente tra le più grandi paure c’è quella di perdere qualcosa: beni materiali, persone care e quasi sempre la propria vita. Infatti ancora oggi la nostra più grande paura è quella della morte, soprattutto quando essa può avvenire per un imprevisto o per malattia di cui non ci sono ancora le cure, com’è il caso che stiamo vivendo in questo periodo.

Il filosofo Emanuele Severino, scomparso di recente, riprendendo l’affermazione di Aristotele che “la filosofia nasce da thauma” chiarisce che tale termine è stato tradotto con “meraviglia” o “stupore”, mentre nel suo significato originario significa “terrore”, paura del dolore, della morte.

Quindi, l’esposizione continua ad un pericolo potenzialmente mortale per noi e per i nostri cari ci crea uno stato costante di preoccupazione e di allarme, purtroppo facilitato dai media, che continuano a fornire una informazione spesso tendente al sensazionalismo.

Questa situazione provoca uno stato di stress continuo, che incide proprio su quelle difese immunitarie che dovremmo avere efficienti per far fronte alla infezione. Un allarme continuato, senza sapere quando possa cessare, essendo costretti, dalle disposizioni ministeriali, alla limitazione delle nostre abitudini e quindi della nostra libertà, può costituire un forte trauma.

Come affrontare questo periodo abbastanza drammatico?

Alcuni consigli pratici

Cerchiamo di rimanere realistici nei nostri giudizi su quello che accade, senza esagerare o minimizzare.

Non giudicare gli altri: se una persona agisce in un modo o in un altro, lasciare che ognuno abbia i propri modi per affrontare la difficile situazione.

Scollegarsi da tutti i media per avere le ultime informazioni. Cercare, solo una volta al giorno, fonti ufficiali e accreditate.

Se siamo in ansia, pratichiamo tutte quelle attività che ci possono calmare, ognuno scelga quelle più gradite e quelle già sperimentate.

Alcune attività benefiche: pregare, meditare, passeggiare nella natura, leggere libri, guardare film e/o programmi divertenti, ascoltare musica rilassante, cantare, danzare, fare ginnastica, yoga, dipingere, cucinare, scrivere, prendersi cura di sé abbracciandosi e accarezzandosi.

Manteniamo il contatto con le persone, se non possiamo fisicamente, usiamo il telefono, riprendendo a parlarci a voce. Condividere e darsi reciproco supporto fa bene.

Approfittiamo degli aspetti positivi che ci porta questa brutta emergenza: cerchiamo di apprezzare il silenzio, colleghiamoci con il nostro corpo e sentiamo le sue necessità, non stiamo sempre a pensare al passato o a quello che può accaderci nel futuro. Coraggio e fiducia. Non c’è nessun pericolo imminente, è solo la mente che ingigantisce il pericolo. La paura va accolta e affrontata serenamente, allora si dissolve.

Infine, quando questo periodo sarà passato e attraversato, (non credo a breve) ci accorgeremo, con stupore, che abbiamo imparato molte cose su noi stessi. Contemporaneamente ci saranno molti cambiamenti economici, sociali, culturali e politici, perché le epidemie, soprattutto se sono pandemiche, portano necessariamente dei cambiamenti.

Un augurio di sana vita ai tempi del coronavirus a tutti voi.

L’anno scorso  avevo scritto degli articoli sulla consapevolezza della morte e sulla sofferenza, come maestra di vita. Chi vuole leggerli questi sono i link:

http://teth.it/perche-essere-consapevoli-che-dobbiamo-morire-aiuta-ad-apprezzare-la-vita/

http://teth.it/sofferenza/

Grazie!

 

 

 

 

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