Le democrazie occidentali sono veramente in pericolo?

Le democrazie occidentali sono veramente in pericolo?

Chi per amore della tranquillità materiale è troppo tollerante con l’impudenza, costui ha già rinnegato se stesso e lascia che la marea del caos rompa gli argini proprio lì dove era il suo posto di guardia, e così diventa colpevole nei confronti di tutti. In altri tempi può esser stato compito del cristianesimo rendere testimonianza all’eguaglianza degli uomini; ma oggi proprio il cristianesimo dovrà impegnarsi appassionatamente per il rispetto della qualità umana…. (Dietrich Bonhoeffer )

 

Emigrazione, disoccupazione, ingiustizie, disuguaglianze, conflitti, violenze, fame, cambiamenti climatici sono i grandi problemi dell’umanità.

Finora tutte le ideologie si sono basate sul presupposto di una causa, un colpevole, un nemico da eliminare e della conseguente necessità della salvezza attraverso un nuovo modello politico/religioso rappresentato dal leader di turno.

Poiché tutti questi problemi non sono stati risolti dalle nostre democrazie occidentali con tutti i loro apparati giuridici/amministrativi, stanno sorgendo vari movimenti che vengono definiti populisti, ossia estremisti di destra o di sinistra.

Contro questi insorgono a gran voce, tutte le forze politiche, economiche, intellettuali, giornalistiche che ci hanno governato, disegnando scenari di catastrofi e di fine del mondo da far rabbrividire e collassare.

Ma loro dove si trovavano quando i problemi aumentavano?

Chi sono i veri responsabili della catastrofe economica e climatica? Quanti hanno agito in perfetta malafede o guidati da ideologie di cui non sono state valutate le conseguenze per l’umanità?

Possiamo affermare che solo i sistemi democratici, come di fatto sono, possono opporsi alla cosiddetta deriva populista?

Nella sua famosa definizione di democrazia, Abraham Lincoln la caratterizzò come “governo del popolo, attraverso il popolo, a vantaggio del popolo” (1863).

All’opposto di quanto viene professato come facente parte della sua natura, la realtà della democrazia, soprattutto a partire dalla fine del secolo XX, è stata caratterizzata da: delega, rappresentanza, imposizione attraverso le leggi e i suoi numerosi apparati burocratici.

Ciò significa che le deliberazioni sui temi economici/sociali e l’esecuzione di atti politici sono diventati prerogativa di una ridotta schiera di personaggi che agiscono in nome di tutti.

In altre parole questa aggiornata versione della democrazia potrebbe, benissimo, essere definita come governo imposto a tutti gli individui, senza il consenso di molti individui, in nome di tutti gli individui.

Da qui è nato il sentimento personale di impotenza a cambiare la situazione politica attraverso il voto per i partiti storici che ripropongono sempre le stesse idee e gli stessi comportamenti. Questo ha ingenerato disillusione e disaffezione nell’elettorato e la nascita dei vari movimenti estremistici di destra o di sinistra.

Qual è il pericolo più grave per la democrazia? 

“Solo il neoliberismo può creare la ricchezza.”

Dopo il fallimento dell’ideologia comunista si è sviluppato un pensiero unico che ha conquistato quasi tutte le coscienze, imponendosi in quasi tutte le formazioni politiche orientandone le scelte e i provvedimenti legislativi.

In altre parole l’ideologia neoliberista, apparentemente aperta, libera e democratica, tollera ogni tipo di dissenso, purché non metta in discussione il conflitto verticale servo/signore (classi sociali), ricchi/poveri, causando dunque una serie di conflitti orizzontali: pensionati/lavoratori, disoccupati/occupati, autoctoni/immigrati, ecc. la cosiddetta guerra dei poveri. Inoltre siamo diventati tutti neoliberisti, ego centrati, propensi alla polemica difensiva del proprio «orticello» piuttosto che ascoltare, dialogare in un’ottica costruttiva.

Che fare per restituire alla parola democrazia il suo significato?

Occorre che oggi, il popolo, tradito dalle sue classi dirigenti, avvii una rivoluzione diversa da quelle novecentesche che chiameremo INSURREZIONE perché si tratta di un nuovo modo di pensare che metta l’etica del dialogo, della solidarietà, dell’inclusione al primo posto, in ogni livello del nostro parlare e agire.

Bisogna puntare a moltiplicare il numero di persone che credono che la buona politica (bene comune) debba regolamentare con leggi a livello mondiale l’economia e il mercato impedendo che la maggioranza della ricchezza prodotta nel mondo sia concentrata nelle mani di una minoranza.

E perché no, dare retta a Keynes, (il capitalismo non è giusto) là dove dice che prima o poi sono le idee, più ancora che gli interessi costituiti, a essere davvero pericolose per il meglio o per il peggio. Che è uno dei principi utilizzati con maggior destrezza dal neoliberalismo, insieme con il concetto di egemonia, al fine di costruire un mondo dove il peggio tocca solo ai deboli e il meglio ai più forti.

Cercasi disperatamente veri maestri

L’emergenza planetaria richiede un salto di coscienza e veri maestri che ci guidino a comprendere la realtà, ci educhino al cambiamento e trasformazione di tutte le credenze e ideologie che abbiamo assimilato inconsapevolmente, in modo da cambiare prima noi stessi. Solo un cambiamento spirituale interiore ci può salvare, altrimenti le catastrofi ambientali e sociali ci faranno soccombere.

“Non è nostro compito predire il giorno, ma quel giorno verrà, in cui degli uomini saranno chiamati nuovamente a pronunciare la parola Dio in modo tale che il mondo ne sarà cambiato e rinnovato. Sarà un linguaggio nuovo, forse completamente non religioso, ma capace di liberare e redimere.” (Dietrich Bonhoeffer )

 

One Comment
  1. Condivido ogni singola parola dell’Appello: non conosco Dietrich Bonhoeffer, ma mi ripropongo di approfondire anche la sua vita. Giovanna , sono certissima che, se già non lo conosci, potresti avviare un’ottima collaborazione con Mauro Scardovelli [https://alephumanistica.it/nuovo/]. Tanti contributi su you tube. Grazie. Buona vita Ornella

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