Algofobia o iperalgesia: qual è il tuo disturbo?

Algofobia o iperalgesia: qual è il tuo disturbo?

Parte seconda

Proseguendo il racconto della mia malattia, quello che più mi lasciava sconcertata era sentire, da parte di amici e famigliari, che il SSN funzionava in questo modo e, meno male che, pagando, potevi scegliere!

Insomma, nessuno trovava scandaloso e indegno di una democrazia, il disfunzionamento del SSN.

Ormai l’ideologia mercantilistica aveva resettato qualsiasi riflessione in merito ai diritti alla cura, garantiti dalla nostra costituzione, senza dimenticare che tale servizio è pagato anche dai contribuenti con le tasse.

Ma, di fronte alla malattia, al dolore, alla paura, la logica del paziente diventava mercantilistica senza riserve.

Corresponsabilità dei cittadini  sul disservizio del SSN

Infatti, nelle sale di attesa di questi studi medici, in regime di solvenza, ero quasi costretta a sentire le lamentele dei pazienti di non tollerare il ritardo ad essere visitati, perché loro pagavano la visita, a differenza del SSN che è gratis. In altre parole, il disservizio della “sanità pubblica” era giustificato, perché gratis.

Nessuna argomentazione tendente a dimostrare che la logica del mercato non dovrebbe essere applicata ad un tema sensibile come quello della salute, serviva a mettere in dubbio l’assioma: paghi e hai diritto alla visita in tempi brevi.

L’altra esperienza allucinante è stata quella di aver ricevuto diagnosi e soluzioni diverse dopo aver consultato  più di uno specialista .

Devo sinceramente confessare che non c’è stato atteggiamento differente tra il professionista del SSN o quello (sempre pubblico) pagato dal paziente. Empatia: non presente. Anamnesi: assente. Informazioni: lacunose. Ho avuto la triste percezione di essere vista dal medico non come corpo, (non pretendevo di essere considerata persona!), ma solo come pezzo di una macchina.

Dopo circa tre mesi di questo calvario, mi sono ricordata delle buone letture fatte circa la cosiddetta medicina occidentale super specializzata, che è diventata “nn-umana” e quella piccola percentuale di medici, scienziati/ricercatori, che non hanno mai smesso di considerare l’essere umano nella sua totalità di corpo/mente/spirito.

Ho riletto appunti e riflessioni sui seminari frequentati presso la scuola Philo di Milano.

Un contributo prezioso mi è stato offerto dalla mia tutor Susanna Fresko del corso che ho frequentato di Scuola Mitobiografica.

Lei mi ha fatto scoprire che la mia “presunta saggezza” non era altro che una corazza con cui il mio corpo mi ha protetto per nascondere antichi dolori legati non solo all’inconscio personale, ma anche a quello collettivo.

(…continua)

Narrare la propria esperienza, soprattuto quando si soffre è una sorta di terapia, forse più efficace dei farmaci.
Penso che oggettivare il proprio dolore, anche con la scrittura, anzichè rifiutarlo, può essere efficace.
Qualcuno ha provato a farlo? Può darmene testimonianza? Grazie

 

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